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Potrei raccontarvi mille storie di grandi avventure e sottolineare il frequentatissimo concetto che per insegnare lo sci ai bambini occorre rivestirlo di elementi ludici, in modo che attraverso il gioco si acceda all’esperienza e all’acquisizione delle capacità motorie di coordinazione, flessibilità e destrezza utili allo sci. Questa è la base, evidentemente essenziale, che ogni testo pone in evidenza. Gioco uguale apprendimento. Lo farò, probabilmente, ma vorrei descrivere con più fondatezza ed in maniera specifica gli aspetti psicologici che investono la relazione maestro – bambino; ritengo questi ultimi fondamentali per costruire un progetto di lavoro proficuo e divertente. Il maestro si addentra in una realtà talmente straordinaria nella quale scopre ed esplora giorno dopo giorno il reale mondo dell’infanzia. Solitamente le esigenze, le richieste ed in genere tutti i messaggi che i bimbi ci inviano devono essere rielaborati e codificati affinché da essi stessi si tragga la materia per strutturare e impostare gli insegnamenti. Se non si comprende profondamente la psicologia e il modo di relazionarsi del bimbo con l’esterno, la maggioranza delle lezioni sono destinate a fallire. Il nostro mondo non è il loro mondo. Bisogna porre in primo piano l’individuo bimbo e interpretarlo con attenzione e sensibilità. Calandoci nel loro universo possiamo comprendere ciò di cui hanno bisogno, cosa serve per vivere quest’esperienza sulla neve e quale importanza viene ad assumere la lezione. Gli psicologi sostengono che interessando le aree del cervello deputate all’elaborazione delle emozioni ( Amigdala, Sistema Limbico) i ricordi si fissano stabilmente nella mente, realizzando così un sistema di nozioni capaci di durare per sempre. Il maestro deve cogliere l’attimo nel quale l’emozione è forte, gestirla e permetterne l’acquisizione del gesto ad essa collegato. I momenti di difficoltà vanno affrontati con sicurezza, fornendo una guida sicura ed intransigente in cui l’ordine e la disciplina sono fondamentali. Senza regole il bimbo non delimita la realtà; non la riconosce e non distingue più il confine tra il vivere nel rispetto degli altri , dell’ambiente ed il caos. I tempi, gli spazi dei bimbi sono diversi dai nostri; in condizioni climatiche e psicofisiche difficili, anche poche curve possono rappresentare uno sforzo enorme. Sta al maestro capirlo. Dalla fatica protratta troppo oltre si accumula disagio, apatia e quindi allontanamento dall’esperienza. Il confine tra gioia e frustrazione nel bambino è fragilissimo. È fondamentale capire cosa i bimbi “ portano” sui campi da sci; esistono vissuti, all’interno della famiglia, immediatamente prima della lezione, che non si interrompono immediatamente, le cui onde influenzano i pensieri e l’attitudine nel corso di tutto il tempo che si trascorre con il maestro. Alcuni arrivano motivati positivamente, altri troppo carichi di aspettative (solitamente dei genitori) che soffocano il tentativo di apprendimento. Euforia,paura, gioia, insicurezza, sorpresa e tanti altri sentimenti fanno della lezione in questo mondo un’ opportunità unica ed irrinunciabile, motivo di crescita per entrambi i protagonisti. Il maestro ha un compito difficile e per questo meraviglioso, può rivisitare la sua fanciullezza negli occhi dei suoi piccoli allievi ed espanderla all’ennesima potenza.

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