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Riempire gli spazi attorno a noi con le evoluzioni sinuose e leggere delle nostre braccia, flettere dolcemente le gambe e roteare spalle ed anche nel tentativo di imitare gli alberi in un giorno di forte vento…Respirare in modo coordinato e gradualizzare i movimenti senza accelerare e interrompere il flusso. Così è nata la ginnastica emozionale, ricca di catarsi in cui il nostro corpo diventa il nostro strumento.

Come un flauto o una dolcissima chitarra.
Le prime indicazioni, quelle su cui ho costruito il lavoro, mi sono state fornite direttamente dai miei allievi quando li portavo nei prati, ai piedi del Cervino, a fare esercizi di stretching. Abbiamo giocato ad imitare gli animali e ognuno di loro faceva il leone o l’aquila esattamente come sciava, con le stesse caratteristiche nei movimenti e nella coordinazione. Scopo della ginnastica emozionale è la percezione e la consapevolezza dell’equilibrio sui piedi e l’utilizzo globale del corpo con il coinvolgimento di tutte le sue parti. Dai piedi sino alla testa, passando per le ginocchia, le mani ed il collo, tutto deve vibrare carico di energia. Facilitato da una respirazione continua e sintonica, padroneggiamo gli arti e gli spostamenti; avvertiamo dunque, dalla brillantezza e gioiosità dei movimenti il grado di vitalità dell’intero essere. Posso descrivere cerchi aprendo le braccia e portando le mani verso l’alto; la durata del gesto è uguale all’inspirazione. Immagino un’onda che parte dal bacino, attraversa la colonna e raggiunge il collo realizzando concretamente l’ondulazione progressiva che passa tra le vertebre. Contemporaneamente scendo con le gambe flettendo ginocchia e caviglie, distendo totalmente il piede per stabilire un solido radicamento al terreno.
Nella seconda fase, collegata strettamente alla prima, porto avanti e in basso le mani come per spingere via i pensieri tristi concludendo con l’espirazione e un’energica retroversione del bacino. Questo è il pappagallo! Per ogni figura interpretata corrisponde uno stato d’animo che la persona stessa desidera tradurre in movimenti, per esaltarlo o per allontanarlo. La creatività e le indicazioni del maestro permettono di continuare in un susseguirsi di posizioni fantasiose dall’alto impegno muscolare. Da qui è partita la favolosa scoperta che possiamo diventare un tutt’uno con la natura, con ciò che ci circonda, e soprattutto con gli altri. “Dai, prova ad imitare una scimmia, di quelle libere s’intende non le recluse in uno zoo..” Vi risponderanno: “ Ma lascia stare, mi sento ridicolo!”Immaginatevi quanto abbiamo perso, non tutto è evoluzione. Non siamo elementi astratti, sospesi in un mondo irreale ed illusorio; forse lo siamo diventati ed abbiamo iniziato a vibrare fuori dalle frequenze del creato. Siamo usciti con prepotenza e superbia dai ritmi del sole e della luna, delle stagioni e del cuore

 

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