x
Questo sito web utilizza Google Analytics per consentire al sito web di analizzare come gli utenti utilizzano il sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Se vuoi saperne di piu' o negare il consenso di questi cookie leggi qui

Il gioco contraddistingue le tappe dell’evoluzione psichica dell’uomo. Non è vero che solo i bambini hanno il bisogno fisiologico di divertirsi e giocare. Ho visto persone ultrasettantenni urlare di gioia per essere passati per primi in pista dopo la lieve nevicata ed aver lasciato la loro inconfondibile traccia. Il lavoro sviluppato in questi anni, focalizza l’attenzione su elementi fondamentali come gioco e psiche per raggiungere velocemente l’acquisizione di una tecnica che permette di godere della sciata ed essere sicuri.

  • Suddividere la curva nelle sue parti principali: inizio, massima pendenza e fine curva. Per ogni sezione praticare esercizi specifici, sia fisici che di training mentale, per focalizzare l’attenzione in un ambito più ristretto liberandoci dal peso di “ troppe nozioni tutte insieme”. Dopo la scomposizione dei movimenti nelle relative fasi di curva si procede alla riorganizzazione della stessa per ottenere armonia, fluidità e naturalezza.
  • Destrutturare il più possibile la rigidità fisica e mentale dell’allievo praticando esercizi e movimenti estranei al suo abituale modo di interpretare l’azione.
  • Esercitarlo a prendere coscienza di poter usufruire di nuovi schemi motori, opportunamente suggeriti dal maestro, senza cadere nel programma prestabilito.
  • Rispettando le caratteristiche morfologiche e la preparazione di ciascun allievo, fissare l’obbiettivo di percorrere più spazi possibili con gli sci; mai lasciare l’allievo fermo assillandolo con troppa teoria…il maestro può sciare all’indietro, di fianco, dietro all’allievo correggendolo senza interrompere l’azione frequentemente. Più segnali arrivano al cervello più rapidamente si crea il modo di “pensare” e “sentire” come muoversi.
  • Allenare con innumerevoli esercizi le qualità propriocettive, di destrezza e di coordinazione. L’allievo deve imparare a muoversi non solo in base ad input esterni (insegnamenti del maestro) ma a decidere per sensazioni.Sensibilizzando la capacità di “ leggere” le indicazioni sensoriali, sarà l’allievo stesso a perfezionare l’equilibrio. Il piede risulta essere l’elemento più importante di tutta la progressione tecnica, sin dai primi livelli.
  • Cercare analogie tra lo sport abitualmente praticato dall’allievo e lo sci. Associando schemi motori già conosciuti a quelli nuovi l’apprendimento risulta più veloce e confortevole valorizzando le caratteristiche già presenti. Uso il pallone per chi gioca a basket, pallavolo e calcio (andare a canestro è simile all’estensione degli arti inferiori all’inizio curva, per il tennis la racchetta va tenuto con il braccio a valle – sci esterno). In molti casi l’introduzione di un attrezzo diverso dagli sci non solo amplifica il divertimento ma alleggerisce anche la tensione di trovarsi in contatto con uno sport nuovo in un ambiente non ancora famigliare.
  • Tecniche di visualizzazione e feedback. Prima di eseguire un esercizio l’allievo riproduce mentalmente il movimento che intende adottare, ricreando esattamente ed involontariamente le stesse condizioni fisiologiche e psichiche come se questo avvenisse realmente. Si vede in azione ancor prima di sciare. Immagina il gesto, lo descrive al maestro e già in questa fase emergono difficoltà ed errori che possono essere corretti in anticipo.L'empatia, cioè la capacità di entrare profondamente nella condizione emotiva e psicologica del proprio interlocutore, gioca un ruolo assoluto per la buona riuscita della lezione.
  • Con allievi troppo cerebrali, abituati a calcolare quasi matematicamente tutto, il buon maestro deve stimolare la naturalezza inducendoli a riappropriarsi degli elementi fisici. Occorre riportare l’energia nel bacino ( hara nelle discipline e medicina orientale), abbassarla in sostanza, fino ad aprire un vero e proprio dialogo su ciò che si sente sotto i piedi. Si praticano esercizi isolando il lavoro solo alle dita dei piedi Per facilitare questa fase sono necessarie conoscenze nel campo delle tecniche di respirazione e di training autogeno.

Condividi

Copyright Skisensation.it 2013 ©